Regime fiscale della previdenza complementare

La previdenza sociale costituisce uno dei principali pilastri degli Stati moderni e consiste nella tutela economica fornita ai cittadini che hanno cessato l’attività lavorativa per motivi di età o che risultano permanentemente incapaci di farlo a seguito di malattie o infortuni. Al ricorrere di queste precise condizioni i cittadini hanno diritto a ricevere una rendita vitalizia, cioè la cosiddetta pensione.

Il sistema previdenziale italiano è basato su tre fondamentali pilastri:

  • previdenza obbligatoria: tale rendita viene costruita attraverso il versamento dei contributi previdenziali obbligatori che ogni lavoratore è tenuto a versare agli enti previdenziali (Inps, Inpdap, Enpals, Inail, ecc…). Il datore di lavoro è tenuto per legge a compartecipare attraverso propri contributi nella posizione individuale dei singoli lavoratori;
  • previdenza complementare (fondi pensione): rappresenta un canale previdenziale ad adesione volontaria del cittadino/lavoratore che sceglie di destinare parte del proprio reddito/risparmio alla costruzione di una rendita aggiuntiva oltre la pensione obbligatoria. Appartengono a questo secondo pilastro del sistema previdenziale i fondi pensione chiusi (ai quali possono iscriversi lavoratori appartenenti ad una certa categoria) e aperti (ai quali può iscriversi chiunque);
  • previdenza complementare (polizze assicurative): rappresenta sempre un canale di previdenza ad adesione volontaria del cittadino/lavoratore che si realizza attraverso la stipula di contratti di assicurazione sulla vita a scopo previdenziale.

E’ da tempo acquisito il problema dell’inadeguatezza del sistema pensionistico obbligatorio nel garantire prestazioni pensionistiche future di entità sufficiente a garantire uno standard di vita simile a quello in età lavorativa.

Mano a mano che il criterio di calcolo contributivo della pensione obbligatoria entrerà a regime il tasso di sostituzione lordo tra ultimo reddito da lavoro e pensione passerà dall’attuale valore mediamente superiore al 70 per cento ad uno inferiore al 60 per cento e la caduta risulterà ancora più ampia per i lavoratori con carriere discontinue o con fasi prolungate di lavoro flessibile.

Una soluzione al problema potrebbe venire dall’innalzamento delle aliquote contributive sull’occupazione dipendente flessibile ma tale soluzione appare sempre meno compatibile con la cronica congiuntura italiana di bassa crescita del PIL.

Il Legislatore italiano ha fornito una risposta al problema previdenziale in termini di sviluppo del pilastro della previdenza complementare, anche attraverso un regime fiscale agevolato, con il Decreto Legislativo 5 Dicembre 2005 n. 252 in vigore dal 01/01/2007.

 

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