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Tfr: un’invenzione quasi perfetta

PREMESSA

In data 28/03/2007 la Commissione Europea ha organizzato a Bruxelles una conferenza sul tema “Increasing financial capability” – Migliorare l’educazione finanziaria. In tale conferenza si è sottolineata l’importanza di una corretta educazione finanziaria ritenuta essenziale per assicurare che consumatori ed investitori europei dispongano delle conoscenze necessarie prima di assumere decisioni finanziarie di notevole importanza per loro stessi e/o per le loro famiglie.

Nel corso del primo semestre 2007 i lavoratori dipendenti italiani appartenenti al settore privato sono stati martellati da campagne pubblicitarie inerenti l’espressione della scelta circa la destinazione delle quote di tfr maturande verso i fondi di previdenza complementare.

Tali campagne pubblicitarie sono nate in seno alla riforma della previdenza complementare (1) ed hanno focalizzato la loro attenzione quasi esclusivamente sul regime di agevolazioni fiscali che comporta l’adesione ai fondi di previdenza integrativa (2), sulla compartecipazione del datore di lavoro con quote a proprio carico (3), sull’inadeguatezza del sistema pensionistico obbligatorio nel garantire prestazioni pensionistiche future di entità sufficiente a garantire uno standard di vita simile a quello in età lavorativa (4) e, quindi, sulla necessità di sottoscrivere sistemi di previdenza integrativa privati finanziati per la maggior parte attraverso le quote di tfr (5).

Di tutto si è parlato tranne che di tfr ma la grave ed inaccettabile carenza di quelle campagne pubblicitarie è stata proprio in materia di educazione finanziaria.

Ad oltre un anno di distanza dalla fatidica data del 30/06/2007 numerose critiche vengono ancora mosse soprattutto nei confronti dei fondi chiusi di previdenza complementare di categoria circa la poca trasparenza in materia di investimento delle quote, costi di gestione a carico degli aderenti, rendimenti finanziari delle somme investite, ecc …

Scopo di questo articolo è fornire al lettore quel minimo grado di conoscenza circa gli aspetti di natura finanziaria che caratterizzano un istituto previdenziale che molte nazioni europee ci invidiano e la cui conoscenza non può essere ignorata dal lavoratore chiamato, ancora oggi, a scegliere se mantenere la maturazione di questa retribuzione differita o se trasferire le quote maturande verso altri veicoli finanziari. Poiché il problema principale del lavoratore è proprio quello di effettuare una scelta di convenienza fra due veicoli finanziari che per un certo aspetto risultano in concorrenza fra di loro, una scelta consapevole non può che passare attraverso la conoscenza.

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